martedì 30 marzo 2010

calcolo della potenza frigorifera per il condizionamento di un locale

a) Apparecchiature elettriche presenti W……………………………x3,4 = BTU/H…………………….
b) Persone con attività normale N……………………………. x200 = BTU/H…………………….
Persone con attività moderata N……………………………. x350 = BTU/H…………………….
Persone con attività pesante N…………………………….x600 = BTU/H…………………….
c) Pavimenti Mq……………………………x 25 = BTU/H……………………
d) Finestre o vetrine.
Esposte a nord Mq……………………………x150 = BTU/H……………………
Esposte a sud Mq……………………………x400 = BTU/H……………………
Esposte a est Mq……………………………x300 = BTU/H……………………
Esposte a ovest Mq……………………………x500 = BTU/H……………………
e) Soffitti
Con abitazione sopra Mq……………………………x30 = BTU/H……………………
Con tetto isolato Mq……………………………x140 = BTU/H………………….…
Con tetto senza isolamento Mq……………………………x200 = BTU/H………………….…
f) Pareti esterne
Esposte a nord Mq……………………………x20 = BTU/H………………………
Esposte a sud Mq……………………………x60 = BTU/H………………………
Esposte a est Mq……………………………x55 = BTU/H………………………
Esposte a ovest Mq……………………………x65 = BTU/H………………………
g) Pareti interne Mq……………………………x20 = BTU/H………………………
NB. si presume che nei locali sottostanti ai pavimenti (c), soprastanti ai soffitti (e) e adiacenti alle pareti interne
(g) non vi siano eccezionali fonti di calore. Si tenga presente che il rendimento degli apparecchi è maggiore
quando gli stessi sono posizionati in zona d’ombra.
Per ottenere la potenza frigorifera richiesta in unità di misura diverse da BTU/H dell’esempio, utilizzare i seguenti
coefficienti di trasformazione:
Da Btu/h a W moltiplicare x 0,293
Da Btu/h a Kcal/h moltiplicare x 0,252

calcolo della potenza frigorifera per il condizionamento di un locale

a) Apparecchiature elettriche presenti W……………………………x3,4 = BTU/H…………………….
b) Persone con attività normale N……………………………. x200 = BTU/H…………………….
Persone con attività moderata N……………………………. x350 = BTU/H…………………….
Persone con attività pesante N…………………………….x600 = BTU/H…………………….
c) Pavimenti Mq……………………………x 25 = BTU/H……………………
d) Finestre o vetrine.
Esposte a nord Mq……………………………x150 = BTU/H……………………
Esposte a sud Mq……………………………x400 = BTU/H……………………
Esposte a est Mq……………………………x300 = BTU/H……………………
Esposte a ovest Mq……………………………x500 = BTU/H……………………
e) Soffitti
Con abitazione sopra Mq……………………………x30 = BTU/H……………………
Con tetto isolato Mq……………………………x140 = BTU/H………………….…
Con tetto senza isolamento Mq……………………………x200 = BTU/H………………….…
f) Pareti esterne
Esposte a nord Mq……………………………x20 = BTU/H………………………
Esposte a sud Mq……………………………x60 = BTU/H………………………
Esposte a est Mq……………………………x55 = BTU/H………………………
Esposte a ovest Mq……………………………x65 = BTU/H………………………
g) Pareti interne Mq……………………………x20 = BTU/H………………………
NB. si presume che nei locali sottostanti ai pavimenti (c), soprastanti ai soffitti (e) e adiacenti alle pareti interne
(g) non vi siano eccezionali fonti di calore. Si tenga presente che il rendimento degli apparecchi è maggiore
quando gli stessi sono posizionati in zona d’ombra.
Per ottenere la potenza frigorifera richiesta in unità di misura diverse da BTU/H dell’esempio, utilizzare i seguenti
coefficienti di trasformazione:
Da Btu/h a W moltiplicare x 0,293
Da Btu/h a Kcal/h moltiplicare x 0,252

il climatizzatore




Cos'è e come funziona un condizionatore d'aria?


Un condizionatore funziona sfruttando alcune leggi della termodinamica e le proprietà di un gas nobile, il Freon. Tutti i gas quando si comprimono si riscaldano e poi, una volta raffreddati, diventano liquidi. In seguito alla compressione, alcuni gas speciali come il Freon aumentano di temperatura in modo eccezionale. Con circa venti atmosfere di pressione (dieci volte quella dei pneumatici della vostra auto), il Freon passa da una temperatura di 12°C alla bellezza di 80°C, dopo raffreddandosi, come abbiamo detto, diventa liquido. Ora se si forza a passare un gas liquefatto attraverso un buchino, questo espandendosi diventa freddo, il Freon freddissimo.Il condizionatore é per lo più costituito da due parti, una che é posta all'interno dell'ambiente e una che é posta all'esterno all'aria aperta (vedi - come funziona). Queste sono collegate tra loro da tubi di Rame, dove circola il Freon, e cavi elettrici. Gli elementi contenuti nella parte interna sono: uno scambiatore di calore e un ventilatore; quelli presenti nelle parte esterna sono: un compressore, uno scambiatore di calore e un ventilatore. Il compressore é una pompa elettrica che comprime il gas Freon. Per capire invece cos'é uno scambiatore faremo l'esempio del vostro frigorifero dove la cella all'interno, che é il primo scambiatore, cede freddo all'aria e i cibi si raffreddano, e dove la serpentina all'esterno dietro il frigorifero, che é l'altro scambiatore, cede il calore sottratto all'interno all'aria.Questo sotto é lo schema di funzionamento del condizionatore. Lo scambiatore "A" é all'interno dell'ambiente e si chiama evaporatore, quello "B" é all'esterno e si chiama condensatore, in tutto il circuito circola il gas Freon, ma il suo stato e la sua temperatura sono molto diversi a seconda di dove si trova. Cerchiamo di capire cosa succede partendo dal compressore. Questo compressore comprime il Freon a ben 20 atmosfere e gli fa' raggiungere la temperatura di circa 80°C. A questa temperatura il Freon arriva allo scambiatore esterno "B". Anche se fuori ci fossero 40°C, lo scambiatore aiutato dal suo ventilatore cede parte del calore del Freon all'aria. Questo si raffredda e cambia di stato diventando liquido. A questa temperatura e in questo stato viene costretto a passare attraverso un buchino piccolissimo "Tubo Capillare". Alla sua uscita si dilata diventando in parte gassoso e si raffredda moltissimo scendendo a circa 5°C. Ora il Freon é pronto per arrivare allo scambiatore "A", all'interno dell'ambiente. Qui l'evaporatore aiutato dal suo ventilatore, cederà il freddo all'aria e poi ritornerà al compressore per un nuovo ciclo







Cos'è e come funziona un condizionatore d'aria?

- Concetti di base

Un condizionatore funziona sfruttando alcune leggi della termodinamica e le proprietà di un gas nobile, il Freon. Tutti i gas quando si comprimono si riscaldano e poi, una volta raffreddati, diventano liquidi. In seguito alla compressione, alcuni gas speciali come il Freon aumentano di temperatura in modo eccezionale. Con circa venti atmosfere di pressione (dieci volte quella dei pneumatici della vostra auto), il Freon passa da una temperatura di 12°C alla bellezza di 80°C, dopo raffreddandosi, come abbiamo detto, diventa liquido. Ora se si forza a passare un gas liquefatto attraverso un buchino, questo espandendosi diventa freddo, il Freon freddissimo.Il condizionatore é per lo più costituito da due parti, una che é posta all'interno dell'ambiente e una che é posta all'esterno all'aria aperta (vedi - come funziona). Queste sono collegate tra loro da tubi di Rame, dove circola il Freon, e cavi elettrici. Gli elementi contenuti nella parte interna sono: uno scambiatore di calore e un ventilatore; quelli presenti nelle parte esterna sono: un compressore, uno scambiatore di calore e un ventilatore. Il compressore é una pompa elettrica che comprime il gas Freon. Per capire invece cos'é uno scambiatore faremo l'esempio del vostro frigorifero dove la cella all'interno, che é il primo scambiatore, cede freddo all'aria e i cibi si raffreddano, e dove la serpentina all'esterno dietro il frigorifero, che é l'altro scambiatore, cede il calore sottratto all'interno all'aria.Questo sotto é lo schema di funzionamento del condizionatore. Lo scambiatore "A" é all'interno dell'ambiente e si chiama evaporatore, quello "B" é all'esterno e si chiama condensatore, in tutto il circuito circola il gas Freon, ma il suo stato e la sua temperatura sono molto diversi a seconda di dove si trova. Cerchiamo di capire cosa succede partendo dal compressore. Questo compressore comprime il Freon a ben 20 atmosfere e gli fa' raggiungere la temperatura di circa 80°C. A questa temperatura il Freon arriva allo scambiatore esterno "B". Anche se fuori ci fossero 40°C, lo scambiatore aiutato dal suo ventilatore cede parte del calore del Freon all'aria. Questo si raffredda e cambia di stato diventando liquido. A questa temperatura e in questo stato viene costretto a passare attraverso un buchino piccolissimo "Tubo Capillare". Alla sua uscita si dilata diventando in parte gassoso e si raffredda moltissimo scendendo a circa 5°C. Ora il Freon é pronto per arrivare allo scambiatore "A", all'interno dell'ambiente. Qui l'evaporatore aiutato dal suo ventilatore, cederà il freddo all'aria e poi ritornerà al compressore per un nuovo ciclo.

Ciclo del Freddo (gif)

- Conclusioni

Che il condizionatore funzioni nella maniera descritta é solo l'inizio. Affinché tutto questo si trasformi in benessere per la nostra persona, bisognerà poter regolare la temperatura e quindi occorrerà un termostato, bisognerà pulire l'aria dalle polveri e pollini, quindi verrà inserito un filtro e infine bisognerà ottenere un giusto grado di umidità dell'aria, cosa che attualmente si ottiene dimensionando bene la macchina nei confronti dell'ambiente da servire.

lunedì 29 marzo 2010

I GAS REFRIGERANTI

I gas refrigeranti impiegati nella climatizzazione, in modo particolare nei sistemi split, sono l’R22, l’R407C e l’R410A. La sigla R….. è stata inventata, partendo dalla formula chimica del fluido, dall’associazione americana ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers), per identificare in modo semplice ed immediato un refrigerante. Questa classificazione dei refrigeranti è riconosciuta a livello mondiale.


R22

Questo fluido refrigerante è un gas monocomponente (“puro”), che fa parte della famiglia degli HCFC (Idroclorofluorocarburi), cioè di quelli che contengono cloro, dannosi per l’ozono stratosferico. Per questo motivo dal 1° gennaio 2004 ne è vietato l’uso nelle macchine di nuova costruzione. Gli impianti esistenti e le macchine ancora presenti nei magazzini possono utilizzare R22, secondo il regolamento europeo N° 2037/2000, entrato in vigore il 1° di ottobre 2000, che ne prescrive l’impiego come gas vergine fino al 31/12/2009, mentre come gas riciclato o rigenerato potrà essere utilizzato fino al 31 dicembre 2014. Dal 1° gennaio 2015 tutti gli HCFC saranno vietati.

Questo regolamento ha obbligato i costruttori ad effettuare il passaggio agli HFC (Idrofluorocarburi dove non c’è più cloro), in particolare all'R407C, soluzione più semplice, ma con qualche problema, oppure a riprogettare le macchine per l'impiego dell'R410A, che consente notevoli miglioramenti in termini di capacità frigorifera, ma con pressioni notevolmente più alte (vedi tabella “A”).

Tabella A

Confronto pressioni manometriche di lavoro tra R22 - R407C - R410A

Refrigerante

Temp. Evap. °C

Press. Evap. bar

Temp. Cond. °C

Press. Cond. bar

R22

+2°

4,31

+50°

18,42

R407C

+2°

4,91 (liq.)

+50°

21,24 (liq.)

R410A

+2°

7,57

+50°

30,75

In termini di caratteristiche i nuovi refrigeranti sono simili al loro predecessore R22, ma non uguali, il che comporta cambiamenti nella fase progettuale, costruttiva e manutentiva degli impianti.


R407C

Si tratta di una miscela di refrigeranti, appartenenti alla famiglia degli HFC, caratterizzata dalla mancanza di cloro, quindi con ODP (Potere di Distruzione dell'Ozono) pari a 0 e di conseguenza ecologico per quanto riguarda l'ozono. Purtroppo questi refrigeranti non sono altrettanto ecologici nei confronti dell'effetto serra, in quanto danno comunque il loro contributo, anche se in misura ridotta rispetto ai più pericolosi CFC. Per questo motivo c'è in atto una proposta di regolamento europeo comprendente disposizioni in materia di uso, contenimento, comunicazione dei dati ed immissione in commercio dei gas fluorurati ad effetto serra, tra cui anche gli HFC.

L'R407C è una miscela refrigerante zeotropica, costituita da R32 (23%), R125 (25%) e R134a (52%): percentuali espresse in peso allo stato liquido a 25°C (Tabella "B"). La tolleranza ammessa per ciascun componente è ± 2%. Allo stato di vapore la composizione è R32 (32,5%), R125 (31,4%) e R134a (36,1%). La miscela zeotropica è caratterizzata dal fatto che quando il liquido ed il vapore sono in equilibrio, (saturazione), la composizione del liquido differisce da quella del vapore, provocando valori differenti di pressione-temperatura per liquido saturo e vapore saturo, che a loro volta provocano uno "slittamento" (glide) della temperatura di saturazione, sia in evaporazione che in condensazione. Praticamente il fluido inizia la sua fase di cambiamento di stato ad una temperatura e la finisce ad un'altra, cioè la temperatura di cambiamento di stato non è costante, come lo è invece la pressione e come avviene nei gas "puri" (R22, R134a, ecc.).

Tabella B

Composizione dei refrigeranti a 25°C

Refrigerante

HFC 32

HFC 125

HFC 134a

R407C Liquido

23%

25%

52%

R407C Vapore

32,5%

31,4%

36,1%

R410A

50%

50%

-

Inoltre non è esplosivo né infiammabile, ha una bassa tossicità (classe di sicurezza A1, come l'R22) e non è corrosivo in condizioni normali. Il limite di esposizione consentito (Permissible Exposure Limit) per l'R407C per 8 h giorno/40 h settimana è di 1000 ppm. Esposizioni ed inalazioni superiori possono causare irritazioni, aritmia cardiaca o asfissia (analogamente all'R22).

Le proprietà fisiche dell'R407C sono molto simili, ma non identiche, a quelle dell'R22 Le pressioni di lavoro, a pari condizioni, sono leggermente superiori a quelle dell'R22. Le caratteristiche dell’R407C, essendo una miscela ternaria, richiedono procedure diverse, rispetto ai gas puri, in fase di travaso di gas, di carica, di perdite dell'impianto stesso e nelle misure dei parametri di funzionamento. Dal momento che la composizione del vapore saturo dell'R407C è diversa da quella del liquido, è come se si usassero due refrigeranti diversi, utilizzando il solo vapore o il solo liquido.

Travaso
Il travaso di tutte le miscele refrigeranti da una bombola all'altra o dalla bombola all'impianto, va sempre fatto in fase liquida, prelevando il refrigerante dal fondo della bombola, se provvista di tubo pescante, oppure capovolgendo la bombola dalla quale si attinge, se non fosse provvista di pescante. Infatti la composizione del refrigerante corretta è quella allo stato liquido, che in una bombola o in un impianto (non vuoti) è la quantità maggiore, rispetto allo stato gassoso. Per questo motivo è consigliabile fermare il travaso quando nella bombola resta circa il 5% in peso del contenuto iniziale, per essere sicuri di non trasferire il refrigerante allo stato gassoso. Bisogna anche ricordare che l'introduzione di refrigerante nei sistemi split, con il solo attacco dal lato di bassa pressione, va fatto allo stato gassoso, anche se il pescaggio dalla bombola va sempre fatto allo stato liquido.

Per ottenere ciò (fig. 1) bisogna utilizzare una valvola di carica (si può utilizzare anche il rubinetto del gruppo manometrico) sia per dosare la quantità che entra (verificabile con la bilancia elettronica) sia per far vaporizzare il refrigerante (pescato liquido) nel tubo flessibile di collegamento all'impianto, per evitare il rischio di “colpi di liquido”, con seri danni al compressore.


Perdita di refrigerante e rabbocco

Una perdita di refrigerante R407C allo stato gassoso provoca un cambio di composizione della miscela sia nella parte gassosa, che in quella liquida. Negli impianti split questo comporta una modifica delle condizioni di resa del sistema e richiede quindi il recupero completo del gas residuo (non più utilizzabile), il vuoto in tutto il circuito e la ricarica di refrigerante vergine, allo stato liquido, nella quantità prescritta dal costruttore del sistema.

Se la perdita fosse allo stato liquido si può anche tentare un rabbocco di R407C. In questi casi il rabbocco può non alterare la composizione originaria. Se altrimenti avvenisse con la conseguente diminuzione di resa del sistema, bisogna procedere al recupero ed alla nuova carica di gas vergine.

Nei sistemi split la maggior parte delle perdite avviene nelle giunzioni filettate (cartelle) fatte in loco.

Se la perdita si trova sulle connessioni del tubo più piccolo (liquido) e non è di grande entità si può provare a fare un rabbocco. Altrimenti se fosse sul lato gassoso (tubo più grande) non è consigliabile il rabbocco ma conviene effettuare la sostituzione completa del refrigerante. Nella misura del surriscaldamento del gas, all'uscita dell'evaporatore (aspirazione del compressore), bisogna ricordare che la temperatura di evaporazione va corretta tenendo conto del sensibile slittamento o “glide” (circa 6°C alla temperatura di evaporazione tra 0°C e 5°C, tipica dei sistemi split). Normalmente il manometro di bassa pressione dovrebbe già riportare la scala corretta.


Differenze sostanziali tra R22 e R407C

Pur non essendo identici l'R22 e l'R407C, non presentano significative diversità di pressione e capacità frigorifera (l'R407C rende circa il 5% in meno dell'R22 a parità di macchina) tali da comportare sostanziali differenze nella scelta dei componenti.

Questo ha permesso ai costruttori di utilizzare i progetti delle macchine ad R22 per l'impiego del refrigerante R407C, senza significative modifiche (salvo l’olio del compressore). Inoltre in un impianto esistente si può sostituire l'R22 con l'R407C (retrofit) sempre che ci sia la possibilità di cambiare l'olio del compressore.


R 410A

Si tratta di un refrigerante chimicamente stabile, poco tossico e non infiammabile, appartenente alla famiglia degli HFC. L'R410A è una miscela refrigerante di R32 (50%) e R125 (50%), con proprietà molto prossime all'azeotropia (si comporta quasi come un gas puro), con una bassa temperatura di scorrimento (glide), che si può considerare trascurabile (circa 0,2°C alle normali condizioni di lavoro del sistema split). Inoltre non è esplosivo né infiammabile, ha una bassa tossicità (classe di sicurezza A1, come l'R22) e non è corrosivo in condizioni normali. Il limite di esposizione consentito è uguale a quello dell’R407C e dell’R22.

Travaso delle miscele
Il travaso o la carica dell’R410A, come tutte le miscele, va sempre fatto in fase liquida, utilizzando la bilancia elettronica per la precisione di carica richiesta, in quanto anche piccole differenze (30÷50 g) possono modificare le prestazioni dell'impianto.


Perdita di refrigerante e rabbocco
Come già detto l'R410A è una miscela "quasi azeotropica" di due refrigeranti (R32 e R125). La condizione "quasi azeotropica" si riferisce ad uno stato nel quale la curva del punto di rugiada e la curva del punto di ebollizione (curve dell'equilibrio gas/liquido a pressione costante) quasi si sovrappongono. Con questa caratteristica chimica, la miscela di refrigerante incorre in modifiche trascurabili di composizione quando avviene un cambiamento di stato (evaporazione o condensazione). Conseguentemente anche quando avviene una perdita di refrigerante in fase gassosa, la composizione del refrigerante subisce un cambiamento trascurabile.

Perciò, in caso di piccole perdite di refrigerante, l'R410A può essere trattato nel medesimo modo del refrigerante puro R22, consentendo rabbocchi di piccola entità. Invece, in caso di sostituzione di un componente del circuito frigorifero, oppure a seguito di una perdita di una certa gravità, vanno osservate le normali procedure, recuperando completamente il fluido refrigerante. Dopo avere eliminato la perdita o effettuato la riparazione, l'impianto va completamente evacuato per eliminare l'aria e successivamente ricaricato con gas vergine. Il gas recuperato non può essere riutilizzato.

LO SAPEVATE CHE

LO SAPEVATE CHE……………………

La potenza di un condizionatore può essere espressa in tre diverse unità di misura:

Ø Watt ;

Ø Kcal/h (chilocalorie/ora) / frig/h (frigorie/ora);

Ø BTU/h (British Thermal Unit/ora).

Le suddette unità di misura si riferiscono alla stessa cosa:

“ La capacità di cedere o di assorbire calore in un determinato tempo “.

Sono, infatti, tutte unità di misura equivalenti:

1 Watt = a 3,4 BTU/h

1 Kcal/h oppure 1frig/h = a 4 BTU/h

LA CLIMATIZZAZIONE

LA CLIMATIZZAZIONE

L’EQUILIBRIO DI 4 INGREDIENTI BASE

In un ambiente le condizioni per il benessere sono determinate da:

> TEMPERATURA – UMIDITA’ – PUREZZA – VELOCITA’ DELL’ARIA <

I condizionatori permettono di controllare queste variabili e di creare un ambiente confortevole in ogni stagione.

1) LA TEMPERATURA.

E’ noto che il nostro corpo ha una temperatura di circa 36°C.

Ambienti troppo freddi o troppo caldi anche di soli 2 – 3 °C possono darci sensazioni di malessere.

Se è relativamente facile difenderci dal freddo, non è altrettanto facile vincere il caldo.

2) L’UMIDITA’.

E’ la quantità percentuale di vapore acqueo presente nell’aria.

Se la percentuale è alta (aria umida) la naturale traspirazione della pelle sarà difficoltosa.

Se è troppo bassa (aria secca) proveremo disagio e “gola secca”.

3) LA VENTILAZIONE.

Il nostro corpo ha bisogno di traspirare: cioè la naturale sudorazione della pelle deve evaporare costantemente.

Per far sì che ciò avvenga, dobbiamo avere nell’ambiente una ventilazione controllata: non eccessiva (correnti d’aria), né scarsa (aria stagnante).

4) PUREZZA DELL’ARIA.

L’aria contiene in sospensione molte impurità di varia natura: particelle, batteri, fibre, fumi.

Una efficiente filtrazione,serve a trattenere le impurità e a creare un ambiente più sano e purificato.